Balla ca NO!

Il 22 e 23 marzo prossimo saremo chiamati a votare per la c.d. “riforma della giustizia”.

Una finta riforma dietro cui c’è la precisa volontà di massacrare l’equilibrio tra i poteri giudiziario, legislativo ed esecutivo vigenti, una riforma fatta a colpi di maggioranza semplice, senza una sostanziale discussione in Parlamento ed esplicita elusione dell’art. 138 della Costituzione, con i tempi e le procedure necessarie a riflettere sulla modifica di ben 7 articoli della Costituzione stessa, che richiede pertanto un referendum per una più ampia condivisione e l’eventuale approvazione o bocciatura.  

Questa volontà prevede in tempi non lunghi di sostituire a questo equilibrio (peraltro già ampiamente eroso con il sistematico ricorso ai decreti legge e alle votazioni sulla fiducia) il potere assoluto di un premierato, in cui l’autonomia della magistratura venga debilitata e annacquata con un sistema guidato da ben tre organismi, 2 CSM e un’Alta Corte di disciplina, in sostituzione dell’attuale CSM (con conseguente aumento di costi che ben potrebbero essere utilizzati per dotare gli uffici giudiziari dell’essenziale per sopravvivere) .

Riteniamo che la difesa dell’integrità e autonomia del potere giudiziario costituisca una difesa dell’intero sistema costituzionale; le eventuali “deviazioni” di  qualche componente della magistratura registrate in passato come esempio di contaminazione tra diritto e politica, la zona grigia dentro cui hanno proliferato malaffare e interessi occulti sono certamente da denunciare e combattere ma non possono essere l’occasione per un regolamento di conti da parte di una politica autoritaria, centralista e, in fondo, antidemocratica.

Questa non è una riforma della giustizia: anzi, questa riforma rischia di amplificarne le difficoltà, con il personale al collasso, con i tempi di giudizio che scoraggiano e annullano il diritto, con costi esorbitanti per chi si sente leso o si deve difendere,  con probabilità di avere giustizia proporzionali alle squadre di legali che si possono ingaggiare, con leggi ad personam, con reati ricchi che non si riesce mai a perseguire e reati poveri che fanno esplodere le carceri di sovraffollamento, con prescrizioni dosate affinché alcuni la facciano sempre franca e poveri cristi che, a volte innocenti, passano la vita in galera.

Ciò che in Italia chiamiamo giustizia è una macchina che si muove a fatica.

E ora i cittadini devono esprimersi con il referendum.

Una consultazione popolare che in realtà è uno scontro durissimo, appesantito da attacchi, da pretese di impunità, da insofferenza al rispetto delle regole, da deliri di onnipotenza pericolosissimi.

Noi Rossomori pensiamo che ben altri interventi siano necessari per garantire a tutti giustizia giusta, per ricostruire fiducia sul fatto che, quando è necessario, c’è uno Stato che garantisce regole e diritto.

E in questo mare, che è arduo chiamare esercizio di democrazia, noi Rossomori prendiamo posizione.

Andremo a votare e voteremo NO:

  • Perché questo non è un referendum sulla separazione delle carriere, che sono già separate de facto, norma già introdotta dal D.lgs. n. 149/2022, la cosiddetta Riforma Cartabia, e il passaggio dal ruolo di Pubblico Ministero a quello di Giudice e viceversa riguarda meno del 2% (lo 0,4% nel 2023!) dei magistrati e si può fare una volta sola nel corso della carriera.

Voteremo NO:

– per l’evidente imbroglio legato alla composizione dei consigli superiori: infatti, quando si comporranno questi organismi in sostituzione del C.S.M, la parte che rappresenta i giudici verrà sorteggiata tra tutte le migliaia di magistrati che operano in Italia, mentre quella di nomina politica è sorteggiata dentro un piccolo listino predefinito dalla maggioranza parlamentare, con procedure che saranno specificate in legge ordinaria.

I nominati dalla politica dunque saranno omogenei, affini, organizzati e dunque forti.  Non così i sorteggiati tra i giudici. Nell’individuare i primi prevarrà la scelta, nell’individuare i secondi prevarrà il caso; tentare di occultare questa evidenza, da parte di chi ha scritto questa pessima riforma, è disonesto e finanche offensivo. Un provvedimento dichiarato necessario per eliminare le correnti ne creerà sicuramente una nuova di sicura “vicinanza” alla maggioranza parlamentare di turno (altro che indipendenza del potere giudiziario!)

Voteremo NO:

-perché troviamo scomposti gli attacchi politici del Governo alla magistratura “politicizzata” (quando emette sentenze difformi dai desiderata del centrodestra): non perché non ci sia da cambiare e migliorare, ma perché non riconosciamo molti titoli alla attuale politica di governo per indicare la via delle riforme. 

 Voteremo NO:

-perché quando un ministro redarguisce le “sinistre”, rimproverandole di non capire che quando il Campo Largo sarà al governo i “vantaggi” di questa riforma toccheranno anche a loro, sta lasciando intendere qualcosa di incidibile e cioè che la politica sta tentando di costruirsi un vantaggio rispetto a chi la deve controllare. E noi sappiamo quanto bisogno di controllo ci sia.

Voteremo NO:

– perché ci sentiamo più garantiti da un Pubblico Ministero ricercatore della verità processuale e fattuale, che non perda la funzione di coordinare le attività di polizia giudiziaria dentro un quadro costituzionale certo e non si trasformi semplicemente nell’avvocato dell’accusa, un super-poliziotto.

Voteremo NO:

– perché dopo aver acquisito dati sulle intenzioni di voto nelle diverse fasce di età, stanno impedendo ai fuorisede di votare, segno che della democratica consultazione popolare hanno un’idea parziale. Ma del resto su questo non c’era molto bisogno di avere prove ulteriori.  

Voteremo NO:

– anche perché ogni volta che figure apicali del governo affermano che la riforma renderà la giustizia più efficiente noi sappiamo che nascondono la verità (e crediamo lo sappiano anche loro); perciò troviamo massimamente irritante la loro abitudine a trattarci da bambini. 

Voteremo NO:

  • Contro l’obbiettivo non dichiarato della separazione della giustizia stessa: l’inquietante disegno egemonico di una giustizia severa, giustizialista e preventiva contro i reati di “strada” da una parte; una giustizia “distratta”, permissiva e garantista contro i reati di “palazzo”.

Per queste profonde ragioni, invitiamo tutti i cittadini a riflettere sulla vera posta in gioco e a votare di conseguenza e con grande indignazione NO!

Lucia Chessa segretaria nazionale partito Rossomori de Sardigna

Giuseppe Delogu presidente partito Rossomori de Sardigna

Assemblea degli iscritti Rossomori de Sardigna

Your Attractive Heading

Iscriviti alla newsletter!

Condivideremo con voi i nostri pensieri tramite email. Promettiamo che non vi inonderemo di spam! 
Questa NON è l'iscrizione per il partito, quel modulo si trova nella pagina "Tesseramento 2026".

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Torna in alto