Rossomori de Sardigna è sempre stato in prima linea a difesa di una sanità uguale e accessibile a tutti ed oggi che un deserto sanitario senza eguali grava sulla nostra terra, non possiamo non evidenziare la distanza abissale che separa il disastro, dalle le azioni di chi avrebbe il dovere di governare e porre rimedio.
Per ciò convintamente parteciperemo, sabato 7 marzo a Cagliari, alla manifestazione organizzata dai tanti comitati di cittadini nati a difesa della sanità pubblica.
Aderiamo e scendiamo in piazza perché la salute non è negoziabile.
Il collasso della sanità sarda è noto a tutti: carenza di personale, posti di medicina generale e di guardia medica scoperti, reparti ed ospedali svuotati, disparità tra i territori, liste d’attesa insostenibili nel pubblico e conseguente espansione della sanità privata, giungla nelle modalità di assunzione e retribuzione degli operatori sanitari che lavorano in condizioni proibitive, subendo inaccettabili disparità economiche.
Pensiamo che, tra i tanti fallimenti delle giunte regionali, da Pigliaru a Todde, passando per Solinas, quello sulla sanità sia il più eclatante e quello che meno si presta ad essere occultato dalle consuete narrazioni di propaganda che, troppo distanti dalle esperienze vissute dalle persone, finiscono per diventare grottesche e risultare veri e propri insulti che si sovrappongono ai disagi sofferti da chi domanda salute in Sardegna.
Niente è migliorato in questi anni, anzi tutto sembra correre, sempre più veloce verso un punto di non ritorno che azzera il diritto fondamentale alla salute e alla cura delle persone.
Tale è stato il fallimento delle politiche sanitarie della amministrazione Todde che viene persino difficile inquadrarle.
Lascia disarmati la vicenda del papa straniero Bartolazzi, presentato come il fenomeno di importazione che avrebbe risanato la sanità in Sardegna e che non è possibile ricordare per altro se non per il modo con cui ha abbandonato il campo, dopo un anno e mezzo di niente, denunciando esplicitamente rissosità inaccettabili, tra i partiti di maggioranza, per l’occupazione delle direzioni generali delle ASL.
Così la finta riformina finalizzata alla rimozione dei vecchi direttori e ai commissariamenti delle ASL. Commissariamenti poi dichiarati illegittimi con concreto rischio di risarcimenti milionari e le conseguenti successive ricollocazioni dei direttori rimossi.
Poi ancora l’assessorato alla sanità, assunto part time dalla presidente Todde, e le nuove nomine con incarichi per 5 anni pur sapendo che, bene che vada, la legislatura terminerà tra 3.
Tutte qui le politiche sanitarie della Sardegna.
Incontenibili avidità di posti di potere e nient’altro. Percorsi tortuosi risultati illegittimi al vaglio dei tribunali e soprattutto inutili al fine di un miglioramento dei servizi erogati ai cittadini. Il fallimento è tale da superare, e non era facile, il fallimento delle giunte precedenti.
Così il diritto alla salute muore, cresce l’impossibilità a curarsi e spesso l’unico presidio restano i pronto soccorso che per ciò diventano gironi infernali nei quali si staziona anche per giorni negli anditi, sulle barelle o nei cortili sulle ambulanze. E dai quali a volte, persone anche in situazione di gravità, firmano e vanno via volontariamente rinunciando a interventi anche di massima urgenza. Tutto ciò mentre cresce l’esodo di medici ed infermieri dalla Sardegna verso l’estero e dal pubblico verso il privato.
Ci vediamo sabato 7 marzo a Cagliari.
Lucia Chessa Segretaria nazionale partito Rossomori de Sardigna
Giuseppe Delogu presidente partito Rossomori de Sardigna





