Noi lo sapevamo che piano piano si voleva arrivare li. Lo avevamo detto e scritto più volte che il progetto per la Sardegna, era di lasciare attive le centrali a carbone, di occupare terra e mare con impianti eolici e fotovoltaici, di investire dannatamente in ritardo in gassificazione, ed infine, dulcis in fundo e per non farci mancare niente, di costruire una “piccola centrale nucleare”. Lo sapevamo perché questa è la configurazione esatta della terre di sacrificio individuata come hub energetico. Come luogo di espianto di quanto esiste o potrebbe esistere in futuro per fare spazio alla produzione di energia a vantaggio di altri.
Le premesse c’erano tutte: un continuo riferimento del governo nazionale alla necessità di un ritorno all’idea nucleare, qualche riferimento di non contrarietà, per non dire di schietto possibilismo, da parte del governo regionale nella persona della presidente, https://www.youtube.com/watch?v=X6DZBJ3o61E ed infine ecco arrivare la proposta.
Infarcita di diminutivi (piccola taglia) e di parole rassicuranti (ultima generazione, sostenibilità, trasparenza e partecipazione) avanza una serie di ricadute allettanti ( taglio delle accise sui carburanti, riduzione fino al 50% del costo della energia per le famiglie, finanziamento statale della continuità aerea e marittima…) la proposta individua anche possibili siti: Ottana, Porto Torres, Sulcis , forse il cagliaritano.
Nessuna connessione con un piano energetico regionale che valuti fabbisogno di energia, definisca magari una quota per il consumo di famiglie e imprese sarde, una destinata vantaggiosamente all’esportazione, una eventualmente da rendere disponibile a chi volesse investire qui. Niente di tutto ciò. Nessuna analisi! Solo un dimesso, umiliante e vergognoso “venite pure che qui c’è spazio”.
Ancora non si è risolto il problema dello stoccaggio delle scorie delle centrali nucleari dismesse, e anche per questo, manco a dirlo, la Sardegna è tra i principali candidati, ignorando l’esito di un referendum popolare, si vuole procedere di nuovo con ottica di rapina verso territori politicamente deboli perché mal rappresentati.
Occorrerebbe prepararsi per tempo a contrastare l’ennesimo nuovo assalto. Occorrerebbe attrezzarsi con forze e rappresentanze nuove. Democratiche, sardiste e popolari perché il sardismo non è patrimonio esclusivo del gruppo con trascorsi leghisti che ha devastato la Sardegna. E non è quello colluso con quel Campo Largo affarista e privo di visione che contratta con Roma il destino della Sardegna.
Occorre dirlo subito che noi non ci staremo e vi contrasteremo ancora una volta, perché un popolo ha diritto a decidere per sé e ha diritto ad avere, prima di tutto nelle sue disponibilità, quella energia per cui tanti agitano le ali alla stregua di famelici avvoltoi.
Assemblea degli iscritti Rossomori de Sardigna





