La nostra Segretaria nazionale Lucia Chessa è stata audita dalla Commissione attivata in Consiglio Regionale dal presidente Piero Comandini e composta da lui stesso che la presiede e dai capigruppo di tutti i gruppi consiliari.
Come riferisce la stessa Lucia Chessa “Molti erano assenti, soprattutto quelli di maggioranza direi. La maggior parte dei presenti mi pare fossero di centrodestra.
La “Commissione Speciale”, attivata qualche mese fa, è stata presentata come il luogo da cui dovrebbe partire una specie di stagione di grandi riforme, anzitutto della legge elettorale, ma anche della forma di governo della Sardegna (presidenziale o parlamentare), nonché come luogo da cui dovrebbe prendere avvio la redazione dei decreti attuativi dello Statuto sardo per dare finalmente gambe alla nostra autonomia. Questo l’intento dichiarato.
Per questa ragione, da mesi, la commissione sta incontrando e ascoltando coloro che ritiene siano portatori di un’idea, una visione, una proposta sulle questioni oggetto dei lavoro: quindi i partiti, credo i sindacati, credo le associazioni di categoria, i parlamentari, gli ex presidenti di regione ecc. E così sono stata audita anche io.
Sono stata invitata come rappresentante di Sardigna R-esiste, formazione nella quale ero candidata presidente alle ultime regionali, ma ho detto subito che parlavo anzitutto a nome della Rete Sardegna Iniziativa Popolare che negli ultimi mesi ha raccolto più di 8000 firme a sostegno di una proposta di riforma della legge elettorale, proposta respinta dal Presidente Comandini che ritiene siano 10.000 il numero di firme necessarie per portarla alla attenzione ed alla discussione del Consiglio.
Ho detto loro che noi avevamo ritenuto di fare ricorso al giudice, avverso quella decisione, perché ci risulta difficile da capire in base a che cosa per esempio la regione Lombardia con 10 milioni di abitanti chieda 5.000 firme e la Sardegna, con circa 1 milione e mezzo di residenti ne pretenda il doppio.
Ho ricordato loro che siamo l’unica regione italiana che non si è dotata di una legge che regoli la presentazione di leggi di iniziativa popolare, fissando dunque garanzie per chi intenda avvalersi di questo strumento. e che questo vuoto normativo duri ormai 25 anni.
Ho fatto loro presente che, oltre alla Costituzione, è lo Statuto stesso ad attribuire al popolo sardo la facoltà di proporre leggi, ma ho detto loro che se non si decidono a legiferare, e cioè a fare l’unica cosa che giustifica la loro permanenza nel palazzo, i sardi non possono esercitare quel diritto con le dovute garanzie.
Ho detto loro che noi pensiamo non siano rappresentativi della Sardegna perché eletti con una legge che distorce in modo intollerabile le scelte di voto dei cittadini e che le quote di sbarramento al 5 e al 10 per cento sono indecorose ed intollerabili, finalizzate solo a garantire il loro alternarsi, una volta in maggioranza e una volta all’opposizione, eliminando chi non si allinea all’interno delle grandi coalizioni.
Ho detto che il premio di maggioranza attribuito a chi raggiunge il 40% dei voti e che si traduce nel regalo di un 15% di consiglieri non votati da nessuno, è già gravissimo. Ma che lo è ancora di più il premio di maggioranza attribuibile a chi raggiunge il 25 %, precisando che questo meccanismo avvicina la legge elettorale sarda alla Legge Acerbo di mussoliniana memoria, con l’aggravante che, non prevedendo quest’ultima le quote di sbarramento, era nettamente migliore di quella che si sono votati loro nel 2013.
Nel ribadire che noi siamo per un sistema proporzionale, l’unico democratico, cioè quello che attribuisce i consiglieri in proporzione ai voti, ho aggiunto che noi siamo per il superamento del sistema presidenziale basato sul “sumul stabunt simul cadent”, quello per cui se oggi decadesse la presidente Todde, andrebbero a casa pure loro e ho aggiunto che mai nessun Consiglio, al pari di questo, dovrebbe avere chiaro quanto sia problematico questo sistema.
Ciò ha suscitato, lo dico come nota di colore, il bisogno dell’onorevole Peru di dichiarare, con un tono che mi è parso piuttosto ironico, che infatti erano di questo molto preoccupati. Gli ho risposto che se non sono preoccupati avranno le loro ragioni. Io, al loro posto, comunque vada, lo sarei.
Ha concluso il presidente Comandini chiedendo se qualcuno avesse da pormi domande. Nessuno. Non escludo che qualcuno pensasse che prima me ne andavo meglio era. Tuttavia, prima di congedarmi il Presidente ha tenuto a sottolineare che loro sono pienamente legittimati a governare essendo stati democraticamente eletti.
E in quel “democraticamente” c’è tutta la distanza tra il mio e il loro pensiero.
P.S. Nella foto il preciso momento in cui stavo dicendo loro che nella vita ho parlato tanto e spesso anche inutilmente. Quel sorriso mi è salito solo quando ho pensato, tra me e me, che se così non fosse stato, loro non sarebbero stati li. Ma questo non l’ho detto. Mi è sembrato troppo scortese, ![]()
Lucia Chessa. Segretaria nazionale Rossomori de Sardigna, presidente Rete Sardegna Iniziativa Popolare






