Comunicato- stampa Rossomori de Sardigna.

Abbiamo più volte denunciato, noi Rossomori de Sardigna, le innumerevoli patologie che impediscono, a chiunque ragioni onestamente, di continuare a definire democratico il sistema Italia.

Anomalie pesanti che evidenziano una torsione autoritaria dello Stato con una progressiva marginalizzazione degli organi elettivi, un restringimento degli spazi di rappresentanza, una drastica riduzione della possibilità di esprimere dissenso e pensiero non allineato.

Il processo di degenerazione verso ciò che con un significativo neologismo viene definito “democratura” non inizia oggi.

Altri governi hanno spianato la strada normalizzando pratiche incompatibili con la democrazia e il governo Meloni solleva ulteriormente l’asticella, passo dopo passo, un pacchetto sicurezza dopo l’altro, come se le grandi questioni che impattano sulla vita delle persone non siano il lavoro, la sanità, la povertà ma la lunghezza, in centimetri, del coltello da cucina, il pericolo di portare con se “strumenti atti ad offendere”, l’accattonaggio di un indigente finito sulla strada, o meglio ancora la protesta di chi non ci sta ad assistere inerme alla sottrazione di opportunità e di chi si ostina a rivendicare diritti, giustizia ed equità.

Si sta ampliando in Italia, sul fronte del diritto ad esprimere dissenso, una fase pericolosissima e ne siamo preoccupati perché sappiamo che non rimangono al governo Meloni, per cercare di conservare consenso, che le politiche securitarie.

Fallito, con l’esito referendario, il tentativo di porre le basi per un ampliamento del potere esecutivo a scapito di quello giudiziario.

Fallita l’intenzione di marginalizzare ulteriormente il parlamento a favore del governo attraverso il premierato, perché comporterebbe un altro tentativo di riforma costituzionale ad alto rischio di insuccesso referendario.

Fallita su tutta la linea la politica estera con il disfacimento del presunto rapporto privilegiato con Trump.

Falliti gli obiettivi economici, nonostante la disponibilità di un mare di risorse del PNRR, con l’Italia che rimane nella procedura di infrazione dell’Unione Europea…. cosa rimane a questo governo, dopo le precipitose dimissioni di ministri e capi di gabinetto non più presentabili se non i pacchetti sicurezza?

E così, mentre viene abolito il reato di abuso d’ufficio, scagionando e liberando le mani a corrotti e voto-scambisti che infestano la pubblica amministrazione; mentre si rendono difficili le intercettazioni, strumento essenziale di lotta contro i reati dei colletti bianchi e la criminalità organizzata; mentre si graziano personaggi e gli accertamenti si fanno dopo, a grazia ricevuta; mentre si stabilisce in legge che prima di eseguire un mandato d’arresto occorre avvisare l’interessato 5 giorni prima; mentre un improvvido ministro parla di “mazzette di modesta entità” tutto sommato tollerabili; mentre avviene tutto ciò ecco l’ennesimo decreto legislativo da convertire in legge, con voto di fiducia, senza discussione, certificando bene l’assenza di ruolo di un parlamento ormai da tempo ridotto a costoso passacarte. Patologia grave ormai neanche percepita come tale.

Ma con lo scandalo dell’ultimo decreto sicurezza, appena convertito in legge, si va anche oltre. Affetto da incostituzionalità manifesta, e dunque bisognoso di un tempestivo nuovo decreto correttivo che entrerà in vigore contemporaneamente, pena lo stop da parte del Presidente della Repubblica, produce una situazione inedita, crediamo senza precedenti nella storia repubblicana. Mattarella, primo garante della costituzionalità delle leggi a quanto pare, ne firma una manifestamente incostituzionale e contemporaneamente firma il decreto che la modifica.  Il percorso è tortuoso e crea un pessimo precedente perché è facile capire cosa accadrebbe se, per un qualunque motivo, il nuovo decreto non venisse convertito in legge. Il gioco è piuttosto squallido e pericoloso

E poi i contenuti del decreto: una mancia di 615 euro all’avvocato che conclude la causa con esito esattamente opposto a quello per il quali il migrante si è rivolto a lui, cioè il suo eventuale diritto a restare in Italia. Lo stato che offre un premio all’avvocato in cambio del fallimento della sua strategia difensiva è una pensata abominevole. Conforta solo la ribellione degli avvocati e degli ordini forensi che hanno costretto alla marcia indietro. Meglio sarebbe stato se anche in Sardegna la loro protesta fosse stata unanime. Ciò non è avvenuto e ne prendiamo atto.

Ma ciò che è rimasto non è da meno. Il fermo di polizia in occasione di manifestazioni, anche per 12 ore, senza bisogno della conferma di un magistrato. La facoltà di perquisire e di fermare se trovati in possesso di oggetti genericamente atti ad offendere (l’asta di una bandiera è strumento atto ad offendere?), sono provvedimenti che si aggiungono alle pene severe per reati di recente introduzione come quello di blocco stradale (anche pacifico) e occupazione di spazi pubblici in occasione di manifestazioni.

Lo sanno bene i pastori sardi, rinviati a giudizio perché, rei di rivendicare un prezzo del latte equo e sostenibile, riversavano quell’oro bianco costato lavoro, fatica, denaro, nelle strade bloccate. E lo sanno, e lo sapremo meglio tutti, coloro che stanno lottando contro l’assalto, violento, nel suo apparentemente asettico percorso burocratico, degli speculatori dell’eolico e fotovoltaico forti del chiaro appoggio di una classe politica regionale e nazionale che li tutela e li supporta, perché ha individuato ancora, di nuovo, la Sardegna come area di sacrificio. E lo sapremo meglio quando tenteremo ancora di limitare la colonizzazione militare che assegna alla Sardegna il 60% delle servitù italiane accompagnate da inquinamento, rischi accertati per la salute dei sardi, territori dichiaratamente non più bonificabili, esercitazioni non controllabili. Servitù militari destinate ad appesantirsi oggi che soffiano impetuosi venti di guerra e come dimostra la proposta di legge presentata da Fratelli d’Italia, e ritirata dopo il montare delle proteste, di ascrivere solo allo Stato il controllo sulle basi e le aree militari escludendo totalmente i territori interessati, cioè la Regione e i Comuni. E lo sapremo meglio quando qualcuno a Roma inizierà a dire che il sito più adatto a conservare le scorie nucleari è la Sardegna, o quando ci proporranno una “piccola” centrale nucleare magari adiacente alla centrale a carbone attiva, per ora, fino al 2035.

Noi Rossomori esprimiamo preoccupazione e ci indigniamo per il crinale nel quale scivola questo paese. Sappiamo che, e se già in passato è stato facile coinvolgere in indagini poi rivelatesi infondate persone esposte nella manifestazione del dissenso e attive in battaglie politiche anche non violente e rispettose delle regole dell’agire democratico e civile, oggi la pressione si sta facendo più pesante. Noi temiamo che l’esercizio del diritto di critica e di cittadinanza esponga cittadini a rischi non dovuti e non accettabili all’interno di modelli di organizzazione democratica.

29 aprile 2026                                  La Segreteria nazionale

                                                              Rossomori de Sardigna

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