Area di accelerazione a Pratosardo

Nel nuorese, dopo il blocco dei devastanti progetti: “Intermontes”, “Preda Pinta”, “Nuoro Sud” e “Orgosolo Oliena”, la drammatica evidenza dell’illegittimità della speculazione energetica si ripropone con l’individuazione di Prato Sardo come zona di accelerazione per le energie rinnovabili, ampliando l’area già edificata a colline ricche di boschi di sughera, pascoli fertili, reti archeologiche, alvei di torrenti. Compresa l’azienda dell’Istituto tecnico agrario di Nuoro.

Questo avviene precisamente con il Progetto di impianto agrivoltaico, da 40 MW della Nuoro Solar S.r.l. con relative opere di connessione alla RTN.

Quello che doveva essere il polmone industriale del nuorese, che aspetta da sempre politiche operative di sviluppo vero, diventa ora esempio di nefasto consumo di suolo archeologico, agricolo e ricco di biodiversità,.

Tutto ciò, in palese dispregio di quanto statuito dalla normativa in materia europea, che invero delinea un modello di produzione energetica distribuita, privilegiandone la prossimità ai luoghi di consumo, rispetto alla produzione centralizzata utility-scale.

Quindi l’obiettivo di decarbonizzazione al 2030, che doveva essere democratico, si profila sempre di più come attacco illegale ai territori (appunto, anche quelli più sfruttati e devastati) e con gravissima ingerenza ed inosservanza delle prerogative degli enti locali e regionali.

Tutto ciò dimenticando che, nel selezionare in quali aree consentire l’installazione agevolata di FER, proprio chi conosce e opera nelle aree interessate (Enti locali, Comuni, Operatori e Cittadini) deve avere il diritto di decidere sulle proprie vita ed identità.

Così doveva essere, anche prima dell’illegittima legge nazionale n. 175/205, che individua, ex lege, le aree idonee togliendo alle Regioni qualsiasi discrezionalità nel decidere riguardo al proprio territorio, anche a quelle dotate di specialità legislativa in materia edilizia e l’urbanistica, nonché la tutela del paesaggio.

Questo, da tempo, abbiamo detto e continuiamo a dire – con la tanto vituperata Proposta di legge Pratobello – consci che, quanto ivi previsto all’art.6 (attuativo degli artt.3, lett.f e art. 4, lett.e dello Statuto autonomo della Sardegna) possa consentire il raggiungimento di tale obiettivo.

In materia di Pianificazione e Distribuzione dell’energia vige il principio di collaborazione, così impone la relativa normativa, coinvolgendo i territori interessati; ciò ha statuito la Corte Costituzionale.

E allora, poiché chi, nei Comitati, da anni studia e si batte per una transizione energetica democratica, non ha deciso di dedicare la propria vita ad elaborare farneticazioni, sul punto merita ricordare che in Sardegna già si produce già il 53% di energia rinnovabile (quasi 4.000 GWh) di quella impiegata, il consumo nell’Isola non arriva a 8.000 GWh.

Tramite la pannellizzazione di superfici “veramente idonee” avremo oltre 7 GWh e almeno un altro GW si può ricavare da potenziamento e rinnovo idroelettrico + biogas da filiere, agricole e forestali.

Quindi:

4000 GWh + 20.000 GWh, producibili dagli 8 GW, sopra menzionati di nuova potenza installabile, che va ben oltre l’impegno assunto dalla Regione in Conferenza Stato-Regioni.

Tutto ciò precisato, dato certo è che dai territori dimenticati e già fortemente penalizzati, come la Sardegna e in particolare la Provincia Nuoro Ogliastra – dove già si produce energia rinnovabile in misura superiore a quella consumata – non si può pretendere di più.

Nella foto la sky line della “area di accelerazione, che comprende pascoli, boschi, aree archeologiche

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