Sugli aeroporti

La chiamano “Rete degli Aeroporti Sardi” e sa molto di grande, di moderno, di integrato. Tutto bello! E infatti non ci sarebbe niente di male se la gestione della rete fosse pubblica, o almeno mista, cioè con quote private, ma anche con una componente pubblica se non preponderante, almeno sufficiente a tutelare il diritto dei sardi, e di tutti, ad entrare ed uscire da quest’isola.

Ma non è così.

Il fatto è che gli aeroporti sono un grande affare e scatenano appetiti stratosferici. Vengono costruiti con fondi pubblici e una volta belli/pronti a produrre utili vengono consegnati, per la gestione, a società che possono guadagnarci un sacco di soldi. Senza contare che il rubinetto di mamma regione, in virtù di ragionamenti che si fanno ai piani alti, è sempre pronto ad aprirsi a favore dei soggetti gestori. Più di 120 milioni di euro, solo negli ultimi 10 anni, sono transitati dalle casse della regione a quelle dei soggetti che gestiscono gli scali sardi. Piuttosto fastidioso un contesto in cui le spese sono di tutti e i guadagni solo di alcuni.

Comunque ricapitolando. Oggi in Sardegna gli aeroporti di Alghero ed Olbia sono gestiti da società a schiacciante maggioranza privata, Cagliari è invece gestito da una società dove la Camera di Commercio del sud Sardegna, dunque un ente pubblico, è azionista di maggioranza con il 94% delle quote. Lo scalo di Cagliari è rimasto l’unico in Sardegna a gestione pubblica ed è proprio su questo assetto che si muovono, da alcuni anni, interessi molto forti. Se tutto dovesse loro andare liscio, e ogni sardo dovrebbe sperare che questo non avvenga, fondi privati faranno da padroni in tutte le porte di accesso alla nostra terra. Se tutto andasse dove vogliono lorsignori, sarà come aver consegnato ad un estraneo le chiavi di casa nostra dandogli facoltà di decidere come e quando entreremo ed usciremo, noi e i nostri ospiti.

Serve però un po’ di pazienza per capire il percorso, perché bisogna tornare indietro di qualche anno, fino al 2023, quando una serie di operazioni finanziarie e una fusione, portarono gli aeroporti di Alghero ed Olbia ad essere gestiti dallo stesso soggetto: Olbia da Geasar e Alghero da Sogeaal, due società per azioni dove chi comanda però è uno solo e cioè il fondo di investimento privato chiamato “F2i Ligantia” che detiene, in tutte e due le società, tra il 70 e 80 per cento delle azioni.

Non che l’operazione che ha portato alla fusione sia pacifica, non che proceda lineare. Il tribunale di Cagliari, a seguito di ricorsi, l’ha sospesa, ma il procedimento non si è ancora chiuso con una sentenza, anche perché la regione ha più volte chiesto il rinvio. Ma guarda tu. La tecnica del rinvio quando si attendono sentenze indesiderate da sempre i suoi buoni frutti.

E così, lungo il percorso, osservando i movimenti di ognuno, emergono piano piano i registi/attori dell’intera operazione “Rete Aeroportuale Sarda” . Sono 3: F2i Ligantia, di cui è parte non marginale la Fondazione di Sardegna, la Regione e la Camera di Commercio di Cagliari e infatti il passo successivo lo ha fatto quest’ultima che, già azionista di maggioranza della società che gestisce l’aeroporto di Elmas, con una delibera del 2023, molto contestata e controversa, contro il parere dei suoi stessi revisori dei conti, ha deciso di acquisire azioni di F2i Ligantia, pagandole con le proprie quote azionarie in Sgear, la società che oggi gestisce l’aeroporto di Cagliari.

Non so se è chiara la raffinatezza. Un fondo di investimento privato, che già gestisce Olbia e Alghero, in questo modo mette radici a Cagliari perché un soggetto pubblico, la Camera di Commercio, senza uno straccio di bando, gli consegna le proprie quote azionarie creando un monopolio nella gestione di tutti gli scali, oltre che sulla pelle dei sardi.

Un vero capolavoro di non senso, bisogna dire, su cui già si è pronunciata la Corte dei Conti con una sentenza di una chiarezza esemplare. I giudici contabili evidenziano una serie di criticità pesanti già dalle prime fasi dell’operazione Rete Aeroporti Sardi: rilevano che la Camera di Commercio, come tutti quelli che gestiscono fondi pubblici, per cederli in qualunque forma, avrebbe dovuto fare un bando pubblico e non scegliere discrezionalmente F2i, contestano che le Camere di Commercio hanno limiti territoriali e non si capisce perché quella di Cagliari dovrebbe avere ruoli di gestione negli aeroporti di Olbia e Alghero, ma soprattutto rilevano che non ci sia nel progetto alcuna garanzia che gli interessi privati e quelli pubblici trovino un punto di equilibrio accettabile. Facile da capire si potrebbe dire, tanto più se argomentato sul piano giuridico e finanziario come si fa in una sentenza. Così evidente da rendere incomprensibile il fatto che il governo regionale sardo e la presidente Todde continuino a non capirlo.

Ci si potrebbe aspettare infatti, che davanti alla demolizione dell’intera operazione effettuata dalla Corte dei Conti i tre registi/attori si fermino, si pongano qualche problema, e invece no. Non si fermano.

Vanno avanti, vogliono fermissimamente vogliono la Rete Aeroportuale Sarda, e questa volta il passo avanti è toccato alla giunta Todde che, dopo aver incaricato uno studio milanese, per essere accompagnati in sicurezza in un percorso evidentemente tortuoso e rischioso, (al costo di 170mila euro) a marzo 2026, ha deliberato la firma di un Term Sheet.

Cosa è? Lo dicono in inglese per darsi arie, perché da l’idea di competenza e perché l’italiano ormai fa troppo provinciale, figurati il sardo.

Significa semplicemente “accordo non vincolante” tra Camera di Commercio di Cagliari, Regione Sardegna, fondo privato F2i Ligantia, dove si dichiara di voler arrivare subito alla creazione della Rete Sarda degli aeroporti entro settembre 2026. Si dichiara di voler andare avanti anche in caso di parere contrario della corte dei conti, si stabiliscono una serie di clausole che a leggerle si immagina la parte privata che fa da padrona e la parte pubblica stesa a terra a tappetino, a preannunciare anticipatamente come funzioneranno gli aeroporti sardi se l’operazione andasse a buon fine.

L’accordo sottoscritto contiene praticamente il piano B, qualora i tribunali ordinari e contabili finissero, come sembra prevedibile, di smontare a colpi di sentenze l’intero percorso messo in piedi fino ad oggi da Regione, Camera di Commercio, società di gestione controllate dai privati di F2i e tra questi la Fondazione di Sardegna.

Si stabilisce di creare una Holding, cioè una società che ne contiene altre al suo interno e che nel caso specifico saranno le 3 società che oggi gestiscono gli aeroporti sardi che saranno dirette e coordinate dalla nuova Holding. Al suo interno i soci di maggioranza saranno privati e la regione ne farà parte con il 9,25% delle azioni per l’acquisto delle quali, nella finanziaria 2026 si stanno stanziando 30 milioni di euro. Soldi molti e vantaggi zero per la verità, poiché la quota sarà marginale e del tutto insufficiente ad orientarne le scelte.

La parte privata non potrà vendere, bontà sua, fino a dicembre 2028, praticamente fino a domani, dopo avrà mano libera e potrà cedere le sue quote a chiunque, indipendentemente dal parere della Regione Sardegna. Viceversa, la parte pubblica “non potrà trasferire partecipazioni nella Holding a soggetti che gestiscono altri aeroporti all’interno dello Spazio Economico Europeo, senza l’autorizzazione scritta dei soci privati. E qualora la necessità di bandi ad evidenza pubblica portassero all’interno della holding soggetti non del tutto graditi alla parte privata, questa avrebbe diritto ad imporre “ limitazioni sia in termini di rappresentanza negli organi sociali, sia in termini di veti sulle materie riservate”.

Cosa chiede la Regione Sardegna in cambio di tutto ciò? Il suo parere favorevole vincolante nel caso si decida di chiudere un aeroporto per più di 60 giorni.

Caspita come siamo ben rappresentati! “Tutto” c’è in questo accordo preliminare e nell’intera operazione, tranne l’interesse della Sardegna e dei sardi.

Noi chiediamo semplicemente di volare, chiediamo che la continuità territoriale non sia una pagliacciata, chiediamo di non essere fuori dalle rotte turistiche, di essere raggiungibili da chi vuole venire in Sardegna. Chiediamo semplicemente che i soldi pubblici siano destinati a vantaggio di tutti non solo a parole, ma anche con i fatti.

Lucia Chessa

Segretaria nazionale Rossomori De Sardigna

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