DECRETO AREE IDONEE: IL CONSIGLIO DI STATO CONFERMA IL QUADRO, MA LA SARDEGNA RISCHIA LA BEFFA DELLE VECCHIE REGOLE

Il Consiglio di Stato, con la sentenza n. 6151/2026 Sez. IV, ha respinto le tesi delle multinazionali del vento e dell’ANEV, confermando la validità del D.M. 21 giugno 2024 sulle aree idonee (il cosiddetto Decreto Pichetto Fratin) e ribadendo la legittimità del ruolo delle Regioni nell’individuazione delle aree attraverso proprie leggi.

Tuttavia, mentre a Roma si consolida il quadro regolamentare destinato a disciplinare i nuovi impianti, in Sardegna rischia di consumarsi un’ulteriore grave contraddizione. Una contraddizione determinata dall’inerzia della Regione rispetto alle imposizioni del Governo italiano e che rischia di costare carissimo al nostro paesaggio e alla nostra sovranità energetica e urbanistica.

La Regione Sardegna ha giustamente impugnato davanti alla Corte Costituzionale il D.L. 175/2025, a tutela delle proprie prerogative. Ma la Giunta Todde ha commesso un errore macroscopico: ha omesso di impugnare la parte del decreto relativa alla clausola di salvaguardia.

La conseguenza è tutt’altro che marginale. Le centinaia di progetti in territorio sardo, presentati dalle società energetiche entro novembre 2025, possono continuare il proprio iter autorizzativo sulla base della vecchia e ultra-permissiva disciplina del Decreto Draghi, beneficiando così di una corsia preferenziale che rischia di aggirare il quadro normativo attuale.

Le motivazioni della sentenza del Consiglio di Stato evidenziano, tuttavia, un elemento decisivo: l’inidoneità di un’area non opera come un divieto preliminare e assoluto, ma incide sul singolo procedimento autorizzatorio, imponendo un’istruttoria puntuale e una motivazione rafforzata.

Questo significa che l’amministrazione regionale conserva le leve giuridiche e i poteri istruttori necessari per sottoporre, uno per uno, i progetti speculativi a una valutazione rigorosa in sede di Conferenza dei servizi e, laddove ne ricorrano i presupposti, impedirne l’autorizzazione.

𝗥𝗶𝘃𝗼𝗹𝗴𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗽𝗲𝗿𝗰𝗶𝗼̀ 𝘂𝗻 𝗮𝗽𝗽𝗲𝗹𝗹𝗼 𝘂𝗿𝗴𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗮𝗹𝗹𝗮 𝗣𝗿𝗲𝘀𝗶𝗱𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗔𝗹𝗲𝘀𝘀𝗮𝗻𝗱𝗿𝗮 𝗧𝗼𝗱𝗱𝗲:

utilizzi fino in fondo gli strumenti che l’ordinamento mette ancora a disposizione della Sardegna e gli esiti di questo recente giudizio per arrestare i procedimenti FER, che beneficiano della clausola di salvaguardia prevista dal D.L. 175/2025.

Non possiamo accettare che le tutele conquistate oggi vengano vanificate da una scappatoia temporale lasciata in dote alle multinazionali.

Ogni impianto autorizzato con le vecchie o con le nuove regole rappresenta una ferita alla nostra terra e alla nostra autodeterminazione. E non si tratta della facile logica del NIMBY, Not In My Back Yard: “non nel mio cortile”, o, per dirlo nella nostra lingua, “No in domo mea”.

La questione è un’altra: non stiamo dicendo semplicemente “non qui”, stiamo affermando qualcosa di più profondo: la Sardegna è la nostra terra, e difenderla non significa rifiutare la transizione energetica, ma rivendicare il diritto dei sardi di decidere come, dove e nell’interesse di chi debba essere realizzata.

La sovranità della Sardegna si difende anche così, impedendo che il passato speculativo condizioni il nostro futuro e restituendo ai sardi il diritto di pianificare democraticamente il proprio modello energetico, nel rispetto del territorio, del paesaggio e delle comunità che lo abitano.

Segreteria Rossomori de Sardigna

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